Situazione attuale, abbozzo di panoramica:
- i media stanno dando grottescamente spago alla denuncia di Calderoli sulla questione intorno al singolare e plurale di “cirscoscrizione”, degna di una mente sopraffina come la sua;
- coloro che prediligono le denunce morali contro il comportamento di Berlusconi, invece, continuano ad indignarsi; nonostante che gli argomenti della moralità, delle regole democratiche, del senso dello Stato, continuino a non far minimamente presa su gran parte degli italiani;
- colui che dovrebbe essere il nostro nuovo presidente del consiglio si trova in un completo stallo, e nella più totale e nefasta incertezza su come potrà campare l’eventuale suo governo;
- e, si aggiunga a margine, considerata la simpatia di chi scrive per l’area dei radicali, non si capisce che ruolo possano avere questi ultimi in una coalizione dove così rilevante è il peso della sinistra comunista, da un lato, e dei cattolici, da un altro.
Personalmente, vorrei chiarire un po’ le idee con questo puntuale ed equilibrato articolo di Carlo Lottieri, pubblicato sulla Provincia di Como del 13 aprile e ripreso sul sito dell’Istituto Bruno Leoni.
E ora si riapre la questione settentrionale
Con il Nord all’opposizione può aprirsi una fase nuova
Il quasi pareggio del voto di domenica cela una questione destinata a pesare sempre di più sul futuro dell’Italia.
Dalle urne, infatti, è uscito un Sud in sostanziale equilibrio tra Prodi e Berlusconi, un Centro egemonizzato dalla sinistra (le regioni “rosse”) ed un Nord che invece appare ancorato a progetti, simboli e partiti moderati, avversi ai progetti del centro-sinistra. Quest’ultimo elemento merita una particolare attenzione, dato che il fatto che le maggiori regioni settentrionali siano all’opposizione può porre problemi anche rilevanti al futuro governo.
Il consolidato legame tra il Nord ed il centro-destra è con ogni probabilità il frutto di molti e distinti fattori.
In primo luogo, la società settentrionale vanta una forte tradizione cattolica e per questo mal tollera il laicismo di tanti esponenti dello schieramento progressista. Romano Prodi ed altri politici del centro-sinistra mantengono un rapporto significativo con la Chiesa, ma la maggior parte dei cattolici è assai diffidente di una coalizione che include Emma Bonino e Vladimir Luxuria.
Assai più decisivo, però, è il fatto che al Nord prevale un blocco sociale piccolo-borghese che oggi nutre ben poche illusioni sulle capacità riformatrici in senso liberale di Berlusconi (dopo le delusioni degli ultimi cinque anni), ma che teme ancor di più l’attitudine tradizionale della sinistra a moltiplicare leggi, aumentare tasse, dilatare il numero dei dipendenti pubblici.
Quando Berlusconi ha promesso l’abolizione di imposte e ha spinto sull’acceleratore di una retorica volta a premiare il lavoro ed il risparmio, molti elettori del Nord sono tornati a sentirsi in sintonia con lui: e quasi gli hanno perdonato i cinque anni trascorsi (più segnati da riforme incompiute che da una vera svolta liberale). Anche se forse non crede più in Berlusconi quale leader, è difficile ritenere che la maggior parte del Nord non sia in sintonia con quei principi anti-statalisti che il Cavaliere ha spesso posto al centro della sua propaganda.
Oggi, l’aperta ostilità della parte più produttiva del Paese può essere un problema molto serio per l’Unione. Tanto più che si avvicina un voto referendario sulla “devolution”, destinato a frustrare ancora di più l’elettorato settentrionale. In effetti, le riforme costituzionali della Casa della Libertà potrebbero essere bocciate nonostante il sostegno espresso dal Nord: e contro gli interessi di quest’ultimo. In tale quadro, le stesse spinte centrifughe potrebbero tornare a farsi più forti.
L’Unione è maggioritaria nelle due Camere e quindi si appresta a governare il Paese, dividersi gli incarichi parastatali, ridefinire gli equilibri nella Rai, scegliere i ministri e tutto il resto. Ma vi sono le premesse per una crescente disaffezione del Nord per l’Italia unitaria.
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